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Quando ai veneziani crebbe la coda

29 novembre 2016

Ti sei mai chiesto come sarebbe avere le ali di un’aquila oppure il marsupio di un canguro? Be’,  io non lo so. Ma se vuoi sapere com’è avere la coda, questo te lo posso dire: prude e pizzica da morire e ti devi grattare in continuazione là dietro, insomma dove sta la coda, sopra il… culo. Almeno così andò a Venezia, nell’anno Mille-e-non-si-sa-bene, quando ai veneziani crebbero code di ogni tipo: di puzzola, di coccodrillo, di volpe, di struzzo, di maiale e perfino di rinoceronte. Un vero guaio: nessuno poteva più sedersi sulle sedie normali o infilarsi i soliti vestiti. Fu necessario chiamare acconciatori e tosatori di code, e anche aprire profumerie speciali con deodoranti da coda. Posso anche dirti che c’è di mezzo una Befana ubriaca e innamorata e che a risolvere il pasticcio furono due bambini: Davide e Giovanni, insieme a due aiutanti speciali e a qualche potente tracibuld. Cosa sono i tracibuld? Sono sicura che lo scoprirai presto.

Andrea Molesini, Quando ai veneziani crebbe la coda, illustrazioni di Alberto Rebori, Rizzoli BUR, 138 pagine, 11 euro